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Arabella, Custode dell'Ombra

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Sono tornata a Orvieto quando il silenzio ha ricominciato a pesare. Non è stato un richiamo improvviso, né una voce chiara come quella di Roma. È stato qualcosa di più subdolo, più intimo: una fessura nell’abitudine, una notte in cui il sonno ha ceduto senza motivo, una sensazione di attesa che non aveva più pazienza. A una certa età si impara a riconoscere questi segnali. Il corpo mente, la mente razionalizza, ma l’ombra… l’ombra no. L’ombra sa. La rupe mi apparve all’alba, scura e immobile come un animale antico che finge di dormire. Orvieto non cambia davvero: mutano i volti, le voci, le insegne; ma la pietra resta, e ricorda. Quando misi piede sul selciato ebbi la netta percezione di essere tornata non in un luogo, ma in una memoria che mi stava aspettando. Ero una donna matura, ormai. Le mani segnate, lo sguardo più lento, il cuore meno incline all’illusione. Avevo amato, perso, custodito. Avevo taciuto più di quanto avessi parlato. Eppure, mentre salivo verso casa, sentii quell...

Arabella e la Sedia del Diavolo

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Io sono Arabella Valiani, e sono nata a Orvieto, dove la pietra custodisce più segreti degli uomini. La mia nascita avvenne in una notte sospesa, una di quelle notti umbre in cui il silenzio non è assenza, ma presenza vigile. La rupe incombeva sopra le case come una sentinella antica, e il vento risaliva le vie strette portando con sé un odore di terra viva e di storia trattenuta a forza. Mia madre raccontava che, quando venni al mondo, le campane del Duomo tacquero per un istante. Non era l’ora di suonare, certo — eppure lei giurava che non fosse una coincidenza. Io non piansi subito. Aprii gli occhi, dicono, e rimasi immobile, come se stessi cercando qualcosa che non era lì. «Questa bambina ascolta», mormorò la levatrice. E nessuno osò contraddirla. Crescere a Orvieto significa imparare presto il peso della verticalità. Tutto sale, tutto scende: le scale, i pensieri, le discese improvvise dell’anima. La nostra casa si affacciava su un vicolo stretto, sempre in ombra, e av...

Domenico Valiani e il palazzo di famiglia

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Orvieto, 1920 Il vento soffiava tra le vie di Orvieto come un lamento antico. Il Palazzo Valiani si stagliava sulla città, un gigante di pietra scolpito dal tempo, silenzioso e imponente. La luna illuminava la sua facciata con un bagliore spettrale, facendo danzare le ombre sulle mura come presenze in attesa. Mi avvicinai alla porta d'ingresso con un senso di inquietudine. Ero cresciuta tra queste stanze, eppure quella notte il palazzo sembrava diverso, quasi… vigile. Attraversai il vestibolo e mi incamminai lungo i corridoi, il suono dei miei passi attutito dagli antichi tappeti. L'aria era densa di polvere e ricordi, e ogni angolo sembrava celare un frammento della storia della mia famiglia. Ma io sapevo che non era una storia qualunque. Avevo trascorso giorni a esaminare vecchie carte, lettere ingiallite, mappe consumate dal tempo. Ogni indizio mi conduceva a un'unica conclusione: mio avo Domenico non aveva costruito il Palazzo Valiani per mero prestigio. C'era un se...

La Leggenda della Befana

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Era una notte gelida di gennaio, quella in cui il mondo sembrava rallentare e il cielo si vestiva di stelle scintillanti. In un piccolo villaggio nascosto tra le montagne, la neve copriva ogni angolo della terra, come se il paesaggio stesso avesse deciso di riposare per un momento. Lì, tra quelle colline silenziose, viveva una donna anziana, solitaria e misteriosa, che tutti chiamavano la Befana. Pochi conoscevano il suo vero nome. Alcuni sostenevano che fosse un'ombra del passato, una figura sfuggente che aveva visto e vissuto più di quanto chiunque potesse immaginare. Altri, invece, raccontavano che fosse la custode delle stagioni, il legame fra la fine di un anno e l'inizio di quello nuovo. Ma una cosa era certa: la Befana non era una donna comune. La sua figura, con i capelli grigi e la schiena piegata dal peso degli anni, ispirava paura nei bambini e curiosità nei più grandi. Ogni 6 gennaio, una data speciale, la vecchia percorreva il paese con la sua scopa di ...

La notte di Natale

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È il venticinque dicembre notte e il Bambino Gesù è nato. Fuori, la neve cadeva lenta, danzando sotto la luce fioca dei lampioni. Ogni fiocco sembrava avere un posto preciso dove posarsi, come se la notte stessa li guidasse. La strada davanti casa era silenziosa, come se il mondo trattenesse il respiro. Io ero rannicchiato sul divano, con una coperta che profumava di bucato appena fatto. Le luci dell’albero illuminavano il salotto, riflettendosi nelle palline di vetro colorato. Il fuoco scoppiettava nel camino, diffondendo un calore morbido che mi faceva sentire al sicuro. Non riuscivo a dormire. C’era qualcosa di speciale in quella notte, qualcosa che non riuscivo a spiegare. Non erano i regali sotto l’albero, né il profumo dei biscotti che ancora aleggiava nell’aria. Era come se l’intero mondo fosse avvolto in un abbraccio invisibile. Mi alzai in punta di piedi, cercando di non fare rumore. Attraversai il salotto, seguendo il riflesso delle luci sul pavimento. Mi fermai d...

Tre Donne

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Con molta gioia sono a pubblicare un mini romanzo, Tre Donne. Può essere letto su Wattpad accedendo su questo link: https://www.wattpad.com/story/386799149?utm_source=android&utm_medium=link&utm_content=story_info&wp_page=story_details_button&wp_uname=lanarratrice1984

Le origini di Arabella

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L'intero romanzo prequel pubblicato su Wattpad: https://www.wattpad.com/story/386710350?utm_source=android&utm_medium=link&utm_content=story_info&wp_page=story_details_button&wp_uname=lanarratrice1984

La Nascita di Arabella: Una Storia Tra Realtà, Immaginazione e Cuore

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Arabella è nata quasi per caso, in un momento in cui sentivo il bisogno di creare un personaggio che potesse essere più di un semplice protagonista: volevo una compagna di viaggio, un’estensione di me stessa. La sua nascita è stata ispirata da una combinazione di passioni personali, esperienze di vita e il mio profondo amore per la storia, l’arte e le tradizioni. Quando ho iniziato a immaginarla, non era ancora la contessa di Orvieto che oggi conosciamo. Era solo una giovane donna dai tratti indefiniti, ma con una curiosità che brillava come una fiamma. È cresciuta lentamente nella mia mente, come una pianta che affonda le radici nella terra. Quella terra era Orvieto, una città che ho sempre amato e che mi ha regalato innumerevoli emozioni. Le sue antiche strade, il maestoso Duomo che sembra sfidare il tempo, i panorami mozzafiato sulla vallata: tutto parlava di storie che aspettavano solo di essere raccontate. Ho immaginato Arabella camminare tra quei vicoli, crescere in u...

Il respiro di Venezia: Capitolo Sesto

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Capitolo Sesto   La nascita di un nuovo amore    Venezia non è solo una città. È un respiro profondo, un rifugio che ci ha avvolto nella sua bellezza fragile, un paesaggio che ci ha osservati mentre ci svelavamo, lentamente, l’uno all’altra. Mi guardo intorno e vedo le sue strade bagnate dalla pioggia che si è appena fermata, i riflessi dorati delle luci sui canali che sembrano danzare come il nostro amore. Le gondole sono ancora lì, sospese tra la serenità del tramonto e la dolce oscurità della notte che arriva.  A volte penso che Venezia ci abbia voluto. Ci ha voluto per ricucire le ferite che il passato ci ha inflitto, per donarci una seconda possibilità, per mostrarci che, nonostante tutto, esiste la bellezza della rinascita. E io, mentre cammino accanto a Elena, mi accorgo che in questo momento la bellezza più grande è accanto a me. Non è solo la città a essere immortale, ma anche noi, in qualche modo, lo stiamo diventando. Ogni passo che faccia...

Il respiro di Venezia: Capitolo Quinto

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Capitolo Quinto   Rinascita e passione   Era una notte silenziosa, una di quelle notti in cui la città di Venezia sembra respirare insieme a te, come se ogni suo canale, ogni sua pietra, ogni suo angolo nascondesse una storia segreta da raccontare. Il cielo sopra di noi era sgombro di nuvole, un tappeto di stelle che rifletteva sulla superficie dell’acqua, e il suo profumo di mare, di salsedine e di mistero, era ovunque. La gondola si muoveva lentamente, senza fretta, come se stesse raccontando a se stessa la storia di chi vi si trovava sopra, intrecciando le nostre vite in un momento che sembrava sospeso nel tempo.  Elena era accanto a me, il suo corpo che sfiorava il mio, le mani che si erano quasi toccate durante il viaggio in gondola, ma mai veramente intrecciate. Eppure, c’era una connessione che andava oltre la fisicità, qualcosa che pulsava tra di noi, nell’aria stessa che respiravamo. Quando arrivammo alla riva, scendemmo in silenzio, e mentre ci ...

Il respiro di Venezia: Capitolo Quarto

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Capitolo Quarto  Conflitto Interiore  La notte veneziana sembrava sospesa in un tempo indefinito, il suo silenzio amplificato solo dal lieve sciabordio dell’acqua che accarezzava le fondamenta. Camminavamo uno accanto all’altra, io ed Elena, con un ritmo lento, come se entrambi cercassimo di ritardare l’arrivo di qualcosa. La città intorno a noi era quasi vuota, le calli deserte e i ponti illuminati solo dalle fioche luci dei lampioni. Venezia, di notte, è un luogo di riflessione, quasi una cornice perfetta per quei pensieri che durante il giorno si ha paura di affrontare. Ogni passo risuonava con un’eco leggera, un sottofondo discreto ai miei pensieri che, ancora una volta, si erano intrappolati in una spirale di ricordi. Non ero sicuro di cosa provasse Elena in quel momento, ma percepivo la sua inquietudine.  Era come se la città, con i suoi vicoli stretti e l’odore salmastro del mare, risvegliasse in lei qualcosa di antico, di doloroso. “Ti senti bene?” chiesi, spezzan...