Arabella e la Sedia del Diavolo
Io sono Arabella Valiani, e sono nata a Orvieto, dove la pietra custodisce più segreti degli uomini. La mia nascita avvenne in una notte sospesa, una di quelle notti umbre in cui il silenzio non è assenza, ma presenza vigile. La rupe incombeva sopra le case come una sentinella antica, e il vento risaliva le vie strette portando con sé un odore di terra viva e di storia trattenuta a forza. Mia madre raccontava che, quando venni al mondo, le campane del Duomo tacquero per un istante. Non era l’ora di suonare, certo — eppure lei giurava che non fosse una coincidenza. Io non piansi subito. Aprii gli occhi, dicono, e rimasi immobile, come se stessi cercando qualcosa che non era lì. «Questa bambina ascolta», mormorò la levatrice. E nessuno osò contraddirla. Crescere a Orvieto significa imparare presto il peso della verticalità. Tutto sale, tutto scende: le scale, i pensieri, le discese improvvise dell’anima. La nostra casa si affacciava su un vicolo stretto, sempre in ombra, e av...