Una domenica a Villa Borghese
Era una di quelle domeniche d’ottobre in cui Roma si tinge di una luce dorata. Il cielo, limpido e azzurro, creava un contrasto perfetto con le foglie color arancio e rosso che ondeggiavano leggere nel vento tiepido. Sofia camminava per i viali di Villa Borghese con Marco al suo fianco, godendosi ogni passo, il rumore delle foglie secche sotto i piedi e l’odore inconfondibile dell’autunno.
"Non senti anche tu come se tutto qui fosse un quadro perfetto?" disse Sofia, chiudendo per un attimo gli occhi, lasciando che il sole le accarezzasse il viso. Marco annuì, ma con un sorriso malizioso. "Sì, però quel risciò è stato tutto tranne che perfetto. Giuro che avevo i crampi!" esclamò ridendo, ricordando l’incidente di poco prima quando avevano quasi ribaltato il veicolo per colpa di un’improvvisa frenata.
Decisero di fermarsi vicino al laghetto. Il riflesso degli alberi e delle nuvole sull’acqua calma era ipnotico, e le risate distanti di bambini che giocavano rendevano l’atmosfera leggera. Sofia si tolse le scarpe e mise i piedi nell’erba fresca, inspirando profondamente. "Dovremmo farlo più spesso," disse con un tono rilassato, mentre Marco, sdraiato accanto a lei, guardava il cielo attraverso le foglie.
Proprio quando tutto sembrava tranquillo, sentirono un rumore di passi affrettati. Un uomo con un’espressione ansiosa si avvicinava con una mappa sgualcita in mano. "Per favore, potete aiutarmi? Sto cercando il tempio di Esculapio, ma continuo a girare in tondo!" disse con una certa disperazione.
Sofia e Marco si guardarono perplessi. "Ma... è proprio qui davanti!" disse Marco, indicando il tempio che si specchiava sull’acqua.
L’uomo si voltò lentamente, fissando incredulo il maestoso edificio a pochi passi da lui. Si portò una mano alla fronte e poi scoppiò a ridere così forte che attirarono l'attenzione dei passanti. "Giuro, sono qui da mezz'ora e non l'avevo visto!" disse, ancora ridendo, mentre si allontanava scuotendo la testa.
Sofia e Marco rimasero a ridere per qualche minuto, godendosi quel momento di assurdità. "Questo succede solo a Roma," disse Sofia, ancora con le lacrime agli occhi per il ridere. "È come se la città ti prendesse in giro, ti nasconde le cose per poi svelarle quando meno te lo aspetti."
Mentre il sole iniziava a scendere piano dietro gli alberi, la coppia si alzò per fare una passeggiata lungo i viali ombreggiati, scambiandosi sensazioni di leggerezza e complicità. Ogni passo sembrava più dolce, ogni risata più vera.
"Alla fine, le giornate migliori sono quelle in cui non succede niente di straordinario, ma che ricorderai per il semplice fatto di esserti sentito così bene," disse Sofia. Marco le prese la mano, e insieme si incamminarono verso l’uscita di Villa Borghese, lasciandosi alle spalle la giornata perfetta.
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